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CONVERSAZIONI IN PISCINA



Frequento la piscina comunale da una decina d’anni. Per mantenere in salute le mie ginocchia ma anche tutto il resto alla soglia dei settanta.
AIUTO!
Il numero mi spaventa un po’. Ma insomma non è delle mie paranoie che voglio parlarvi.
 
Dunque tempo fa, forse maggio o giugno l’estate in arrivo insomma, nelle docce conosco una signora nuova.
Bella donna secondo me: naso alla francese con la punta all’in su, occhi scuri, sguardo penetrante e intelligente. Magra, non magrissima ma un fisico normalissimo per una donna di circa cinquant’anni.
Inizia a parlare con me e un’altra. Ha una voce allegra, leggermente squillante. Nel complesso una tipa vitale, interessante. Anche se si porta dietro un’ombra di tristezza.
«Vengo qui per dimagrire.» dice togliendo la cuffia e liberando dei bei capelli lisci, castano chiari striati di biondo che le arrivano a metà schiena «Ero così magra una volta!»
Io non commento, faccio le mie cose.
Lei mi guarda.
«Come ti chiami? Sei di qui?»
«Elisabetta. Abito qui ma sono romagnola.»
«Io sono Sonia. Anche io non sono di qui. Sono di Caorle. Sono venuta ad abitare qui perché il mio compagno è di questo paese.»
«Molto carina Caorle. Anche io sono qui per amore.»
«È molto che abiti qua? Ti trovi bene?»
«Be, ho fatto un po’ di fatica all’inizio. Adesso sono quasi quarant’anni che vivo qui. Stiamo in un bel posto, in campagna e sono contenta.»
«Io sono nove anni ma ancora non mi sono tanto ben ambientata.»
Poco dopo ci ritroviamo ai phon.
«Spero di perdere un po’ di peso col nuoto. Negli ultimi tre o quattro anni ho messo su quasi dieci chili.»
Finisco di asciugarmi i capelli, mi spettino un po’ di fronte allo specchio e vado a vestirmi. Dopo qualche minuto me la ritrovo vicino.
Riprende il discorso di prima.
«Eh… ma a me, purtroppo, piace mangiare e non riesco a farne a meno. Qualche settimana fa, dal parrucchiere, c’era una signora che, mentre le facevano la messa in piega» intanto tira fuori il borsone con le sue cose «da una ciotolina che, probabilmente si era portata da casa, mangiava dei pezzetti di cetrioli. Che brava! Io proprio non ce la faccio. Quelle lì sono veramente da ammirare. Non so come fanno!»
«E meno male che non riesci a essere come quella. Non bisogna assolutamente fare a meno di mangiare! Oltretutto non fa neanche bene.» dico galvanizzata dalle sue parole «Quelle lì sono da compatire non da prendere ad esempio. Sono povere carcerate. È dannoso comportarsi così ma soprattutto non è una vita decente contare calorie tutto il santo giorno.»
Smette di botto di parlare.
«E noi donne, a volte, ci facciamo del male da sole.» dice dopo una piccola pausa di riflessione.
Dopo questo scambio verbale l’ho rivista altre volte e quando la rivedo anche adesso ci facciamo sempre vivaci saluti .

Vorrei far notare due cose di questo simpatico raccontino:
 
1.      il comportamento della signora che mangia i cetrioli mentre le fanno la messa in piega è un modo stupido di farsi notare. Il suo intento era probabilmente mostrare una ferrea forza d’animo mentre in realtà era uno strattagemma ridicolo che metteva in luce quanto bassa era la considerazione che aveva di se stessa.
 
 
2.      se proprio era convinta che mangiare solo dei cetrioli a pranzo era fondamentale per la sua felicità poteva mangiarseli tranquillamente a casa prima o dopo il parrucchiere.
 
 
Alimentarsi in questa maniera cioè mangiare esclusivamente verdura per affrontare la terribile “prova costume” è sintomo di un terribile rapporto con noi stesse.

Sono fermamente convinta che queste donne abbiano una autostima sotto i tacchi e siano profondamente scontente della loro esistenza.
È importante sottolineare che cibandosi di sole verdure scondite si affama il proprio corpo!
Ma perché? Che peccato terribile abbiamo sulla coscienza per meritarci un simile castigo?
Innanzi tutto un tale comportamento apre le porte alle abbuffate che è impossibile reprimere a lungo perché mangiare è un bisogno primario dell’uomo. Si apre la porta una alimentazione incontrollata specialmente di notte rischiando di scatenare una serie di pensieri ossessivi legati al negare lo stimolo fisiologico della fame.
 
Col risultato assicurato di diminuire terribilmente la nostra qualità di vita.










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